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Lettere per una Madonna Addolorata scolpita dai Duprè
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Lettere per una Madonna Addolorata scolpita dai Duprè

Categorie:
Saggistica



LETTERE PER UNA MADONNA ADDOLORATA SCOLPITA DAI DUPRE`
Ristampa del carteggio pubblicato nell`Anno Santo 1900 da don Luigi Pannunzio.

Presentazione di Amalia Ciardi Duprè

A cura della Fondazione Amalia Ciardi Duprè
prima Edizione Firenze, il Valico, 2017;
176 pagine; 8° - ISBN 9788894201017

 

Opera originale:

Prof. Luigi Parroco Pannunzio
Il Buon Cuore nell`Arte di Giovanni Duprè e della sua Figliuola Amalia, in Agnone.
Anno Santo 1900.

Agnone, Tipografia Editrice Sannitica, 1900;
LVIII - 108 pagine; 8°

 

 

 

In occasione del bicentenario della nascita dello scultore Giovanni Duprè (1817 - 2017), il Valico Edizioni ha fatto uscire il libro intitolato Lettere per una Madonna Addolorata scolpita dai Duprè. Il volume è curato dalla Fondazione Amalia Ciardi Duprè e contiene una presentazione firmata dalla stessa Amalia Ciardi Duprè, la scultrice oggi attiva a Firenze e pronipote di Giovanni Duprè.
Contenuto dell`opera è la ripubblicazione di un carteggio scritto fra il 1877 e il 1882, raccolto in un libro uscito nell`Anno Santo 1900 a cura del parroco, professore ginnasiale e letterato don Luigi Pannunzio. Il libro prende le mosse appunto da una lettera (la prima delle 70 di cui si compone il volume) che lo stesso don Luigi Pannunzio spedisce, sebbene titubante, il 10 ottobre 1877 a Giovanni Duprè chiedendogli per la sua chiesa di Sant`Emidio ad Agnone in Molise una Madonna Addolorata.
Alla Madonna Addolorata la famiglia di don Luigi era particolarmente devota, perché trent`anni prima, un giorno di settembre, all`età di 16 anni, proprio Luigi, gravemente ammalato, nell`ora in cui riceveva dal sacerdote il sacramento dell`Unzione, era guarito proprio al passaggio sotto casa sua della Madonna Addolorata portata in processione. Giovanni Duprè, assolutamente ignaro di questa motivazione, rispose entusiasta al Parroco suggerendogli la creazione di una statua in terracotta policroma, capace, secondo lo scultore, di toccare "al vivo il cuore tanto dei semplici, quanto dei più liberi e mondani". 
Non solo don Luigi ottenne l`insperata risposta da Giovanni Duprè, ma venne anche rassicurato dal celebre artista che la Parrocchia avrebbe rimborsato solo le spese vive dell`opera, perché quella statua sarebbe stata creata per devozione da sua figlia Amalia Duprè, che all`epoca era già socia onoraria dell`Accademia delle Belle Arti di Firenze e alla quale Antonino Fioresi, anni dopo, avrebbe rivolto questi versi: "creatrice d`immagini leggiadre / niuna all`altre seconda in maestria / mi fai pensar: quanto somigli il padre!"
L`armoniosa e subitanea intesa fra lo studio Duprè e la Parrocchia di Sant`Emidio rientra in quella che don Luigi nel libro chiama "la bella armonia delle cose sante", un mosaico che si compone piano piano con le tante tessere che si materializzano nel corso del libro, collegate tutte, in un modo o nell`altro, alla Madonna Addolorata.
Certamente in queste "sante e dolci armonie" don Luigi avrebbe compreso anche la proclamazione della Madonna Addolorata quale Patrona del Molise da parte di papa Paolo VI avvenuta a seguito di un`apparizione dell`Addolorata, testimoniata, esattamente 10 anni dopo la realizzazione della statua di Amalia Duprè, da due ragazze intente al pascolo e addirittura da un Vescovo a una cinquantina di chilometri da Agnone.
Insomma, punto focale del libro è senza dubbio la Madonna Addolorata, che nel suo significato teologico è anche consolatrice degli afflitti, tanto da far intendere il senso profondo delle parole di San Paolo che dice: "afflitti, ma sempre lieti" oppure "sconvolti, ma non disperati".
La figura della Madonna diventa centrale in una parte precisa del libro, quella in cui don Luigi racconta il suo viaggio a Firenze, quando viene a celebrare la prima messa nella cappella Duprè del cimitero di Fiesole dove, tra l`altro, è conservata la famosa riedizione, scolpita da Amalia Duprè, del gruppo della Pietà capolavoro del padre conservato a Siena (città natale di Giovanni Duprè). A Firenze, infatti, Pannunzio racconta di "un`esperienza tanto cara, quanto nuova". Egli provò il brivido e l`emozione, l`11 novembre 1884, di salire e muoversi lungo i tre palchi che erano stati costruiti per rivestire e decorare fino in cima l`intera facciata della Cattedrale di Santa Maria del Fiore secondo il progetto architettonico di Emilio De Fabris e secondo il programma iconografico dello storico e teologo Augusto Conti. Un lavoro grandioso dal punto di vista religioso e artistico la cui prima pietra venne posata dal re Vittorio Emanuele II già nel 1860. A far da guida al parroco Pannunzio durante quella "salita" che gli "faceva tremare le vene e i polsi" fu Augusto Conti in persona, verso il quale don Luigi "pose mente e occhi" mentre lo studioso era "vivo e acceso a parlare di questa sua ben ideata epopea Mariana" culminante con la scultura centrale della facciata raffigurante appunto la Madonna Regina di Firenze col Bambino e lo scettro gigliato, scultura che Giovanni Duprè non fece in tempo a realizzare, lui stesso che ne era stato incaricato, prima di morire. Rimane di lui invece la Madonna Addolorata scolpita per la facciata della Basilica di Santa Croce e che è stata riportata fotograficamente nella copertina del libro. La Madonna del Duomo venne invece commissionata all`allievo di Duprè Tito Sarocchi, nel cui studio senese Pannunzio si recò insieme ad Amalia Duprè mentre egli appunto "modellava la gran Madonna dei Fiori per la Facciata". Nella Madonna, scrive il Conti nel suo progetto, "s`ispirano i Profeti, la Chiesa Universale, Concilij, Papi, Dottori e Santi, Le Scienze, Le Arti belle, Le Arti utili, la Carità, gli affetti di famiglia e di Patria, e in particolare questa Cattedrale." Siccome, spiega ancora Conti nel progetto, "Maria Vergine, quale madre dell`Uomo Dio, è inseparabile dal Redentore", allora durante la singolare visita guidata lo stesso Conti fa notare a don Luigi la rappresentazione del Padre Eterno, coronato dal triangolo sacro, posto "in mezzo al supremo Frontone". Così pure, nota Pannunzio nel libro, la "Facciata principia da Dio con la lunetta sulla porta Maggiore, dove siede in trono il Redentore". Proprio sotto alla lunetta, ai lati della porta centrale ancora oggi si ammirano le due sculture originali di Amalia Duprè, Santa Reparata e San Zanobi, che il Fioresi descrisse così: "La gentil Santa che, ottenuta la Palma del martirio, volò al cielo in forma di colomba" e il "Venerando Pastore che benedice ai suoi concittadini dalla porta maggiore del Tempio". La mente a questo punto torna ad Agnone dove Amalia Duprè ha lasciato un`altra coppia di Santi scolpiti nella pietra: Santa Caterina da Siena, ritratta ancor prima che venisse proclamata Patrona d`Italia nel 1939 nonché Dottore della Chiesa nel 1970, e poi San Francesco, riedizione del San Francesco commissionato a Giovanni Duprè dalla Diocesi di Assisi. Di questa stessa opera Amalia Duprè realizzò una miniatura in bronzo che ebbe modo di donare, in occasione del Giubileo sacerdotale dell`Anno Santo 1900, a papa Leone XIII, il Pontefice che fece da apripista nel tracciare il cammino del cristiano operoso per un impegno onesto e diretto anche nelle vicende socio-politiche in quell`Italia Unita che per essere veramente tale aveva più che mai bisogno dell`attivo coinvolgimento di tutte le persone di buona volontà.

 

 

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